Sulla tempestività dell’impugnazione dell’estratto di ruolo la Cassazione propone una puntualizzazione che appare eccessiva

Sulla tempestività dell’impugnazione dell’estratto di ruolo la Cassazione propone una puntualizzazione che appare eccessiva

Torniamo su un argomento già trattato perché, con la sentenza n. 13584 del 30 maggio 2017, la Corte di cassazione ha voluto “puntualizzare” o restringere il dictum della nota sentenza delle Sezioni Unite n. 19704/2015 in materia di atto tributario non notificato (segnatamente: cartella di pagamento) e impugnabilità dello stesso in quanto aliunde conosciuto (con l’estratto di ruolo).

Tralasciando un ulteriore aspetto della medesima, che invero meriterebbe approfondimento, viene ad essere precisato – quasi quale interpretazione adeguatrice del più autorevole precedente – che l’estratto di ruolo, nonostante non sia “atto” e non venga notificato in senso proprio, deve (e non solo può) essere impugnato entro 60 giorni dall’avvenuta stampa del medesimo, ancorché tale diritto-onere non consumi l’ulteriore diritto del contribuente ad impugnare eventuali atti impositivi o cautelari notificati successivamente.

La decisione, apparentemente di buon senso, non ci trova d’accordo.

Si potrebbe pensare, infatti, che buon senso richieda alla parte privata, avendo avuto irrituale conoscenza di un atto tributario a questa destinato, che si attivi comunque tempestivamente per opporsi ad una pretesa che diversamente resterebbe sine die impugnabile; ciò con il presupposto che l’atto originario non sia stato (anche solo regolarmente) notificato e come rimedio alla conseguenza che parte pubblica resti vulnerata da arbitrio e da mancanza di stabilità e certezza dei rapporti giuridici ed economici.

Tuttavia, a noi pare che un simile ragionamento potrebbe al limite essere valorizzato solo qualora l’estratto di ruolo (che tra l’altro non è documento impugnabile) venisse ritualmente notificato, onde permettere al contribuente di confidare in un termine per opporsi che non sia meramente relegato ad una data presente su una stampa di un personal computer, checché si possa replicare in ordine ad una presunta autorevolezza della fonte pubblica che l’ha reso disponibile. In buona sostanza, la domanda provocatoria che ci poniamo è la seguente: che fede pubblica (e privata) può avere tale documento informativo-ricognitivo?

La risposta è scontata, in termini procedurali e anche solo pratici: nessuna. Ciò è dimostrabile anche solo semplicemente con altre domande: chi vieta ad un funzionario particolarmente zelante di effettuare periodiche stampe di estratti di ruolo per tutti i contribuenti (asseritamente) decaduti e, con ciò, precostituirsi la documentazione attestante la tardività di una successiva (reale) impugnazione? Vero è che, solitamente, l’Agente delle riscossione fa apporre firma e data del richiedente (molto spesso il consulente o la segretaria del consulente a ciò delegato) sul documento, ma in caso di download dell’estratto, invece, presenterà forse la stampa della videata o il file di log? Evidentemente, nulla di tutto ciò può essere equiparato alla notificazione secondo le forme legali, specie qualora si invochi una intempestività del ricorso che è una conseguenza particolarmente grave e in modo particolare qualora si tratti di fase esecutiva/cautelare ove ben potrebbero non esserci ulteriori fasi notificatorie da impugnare successivamente alla consegna dell’estratto di ruolo, quanto meno senza cagionare danno grave ed irreparabile al contribuente.

A nostro parere, il diritto dovrebbe trarre ispirazione dalla pratica, non oltrepassarla con una mera parvenza di questo.

Ribadiamo infine, come fatto in altra occasione, che il dettato dell’art. 21 del D. Lgs. n. 546/1992 non può ammettere diversa interpretazione se non quella del significato proprio delle parole e dell’intenzione (storicamente e sistematicamente intesa) del legislatore il quale, evidentemente e quando riferisce di “notificazione” in un ambito regolatorio-processuale, non lo ha certamente fatto sottovalutandone il significato procedurale e la legittima aspettativa di diritto.

Del resto, in caso di invalida notifica dell’atto tributario, il mancato decorso del termine impugnatorio è riconducibile esclusivamente alla negligenza della Pubblica Amministrazione, che ne dovrà pertanto sopportare le conseguenze, senza “rovesciarle” sul contribuente. Inoltre, l’ufficio, avvedutosi dell’errore notificatorio e se in termini, può sempre rinnovare la notifica dell’atto o notificare un eventuale provvedimento successivo, rimediandovi e tutelando la certezza dei rapporti giuridici.

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Comment (1)

  • Massimo De Nardi Reply

    Con sentenza n. 1302 del 19 gennaio 2018, la Corte di cassazione ha deciso (e lo apprendiamo con grande piacere, avendo sempre sostenuto la medesima impostazione) che l’estratto di ruolo non è impugnabile obbligatoriamente entro 60 giorni. Tale impugnazione, infatti, è una facoltà che, se non esercitata tempestivamente, non può inibire una successiva impugnazione opposta nei confronti di un atto tipico della riscossione.

    January 22, 2018 at 8:52 am

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