Imprenditore agricolo professionale (I.A.P.): decadenza dalle agevolazioni fiscali a seguito di affitto del fondo

Imprenditore agricolo professionale (I.A.P.): decadenza dalle agevolazioni fiscali a seguito di affitto del fondo

Gli articoli 1 e 2 del Decreto Legislativo n. 99/2004 estendono agli imprenditori agricoli professionali (I.A.P.) le agevolazioni tributarie previste dalla legge per le persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto, tra cui quella relativa all’imposta di registro applicata sull’acquisto di un fondo agricolo. A tal proposito, alcuni imprenditori ci hanno chiesto se vi sia il rischio di perdere la suddetta agevolazione qualora il fondo venga locato, sempre a scopo di coltivazione, nei 5 anni successivi all’acquisto. Nonostante l’operazione non celi evidenti intenti elusivi, permanendo lo sfruttamento agricolo del terreno, v’è il rischio che l’Agenzia delle entrate contesti la decadenza dall’agevolazione fiscale per cessazione della coltivazione diretta del fondo. L’art. 7 della Legge n. 604/1954, infatti, così recita: “decade dalle agevolazioni tributarie il contribuente, il permutante o l’enfiteuta il quale, prima che siano trascorsi cinque anni dagli acquisti fatti a norma della presente legge, aliena volontariamente il fondo o i diritti parziali su di esso acquistati, ovvero cessa dal coltivarlo direttamente”. Le conseguenze della decadenza possono essere pesanti, soprattutto se consideriamo che alcuni terreni, destinati a coltivazioni redditizie, vengono acquistati a caro prezzo e danno pertanto luogo a un’elevata base imponibile.
Le possibilità d’impugnare efficacemente la suddetta contestazione sono esigue. Con sentenza n. 21609/2016, infatti, la Corte di cassazione ha sancito la revoca/non applicabilità dei benefici fiscali per gli imprenditori agricoli professionali che non “coltivino direttamente” il fondo. Per i giudici, infatti, il decreto legislativo n. 99/2004 estendendo (anche) alle società la qualifica d’imprenditore agricolo professionale non ha inciso sulla normativa fiscale di riferimento (Legge n. 604/1954). Quest’ultima, dunque, si applica tout court agli imprenditori agricoli professionali; anch’essi, quindi, devono “coltivare direttamente” il fondo se non vogliono perdere l’agevolazione fiscale, come previsto dall’art. 7 della Legge n. 604/1954. Nel caso esaminato dalla Corte, invece, all’atto dell’acquisto del terreno il medesimo era già posto in affitto, con conseguente impossibilità di accedere alla riduzione d’imposta e, dunque, revoca dell’agevolazione.
La sentenza desta alcune perplessità. A nostro giudizio, infatti, l’art. 7, co. 1, ultima parte, della Legge n. 604/1954 non è pacificamente applicabile all’imprenditore agricolo professionale. A sostegno di tale tesi si può invocare essenzialmente l’argomento “logico-sistematico” ed evolutivo con riguardo alla suddetta agevolazione. Più in particolare, è palese la “distanza” tra il piccolo coltivatore diretto e l’imprenditore agricolo professionale, tra la “piccola proprietà contadina” degli anni ’50, a cui si rivolge(va) la Legge n. 604/1954, e la moderna imprenditoria agricola regolata dal decreto legislativo n. 99/2004. Ed invero, la Legge n. 604/1954 subordina l’agevolazione fiscale alla “coltivazione manuale e diretta” del fondo (art. 2 della Legge n. 604/1954): è pertanto logico che la cessazione della coltivazione diretta comporti la decadenza dall’agevolazione, venendo a mancare uno dei suoi presupposti (art. 7 della Legge n. 604/1954). Per contro, il beneficio ex artt. 1 e 2 del D. Lgs. n. 99/2004 non presuppone la coltivazione diretta e manuale del fondo da parte di una persona fisica (tra l’altro incompatibile con la natura di una società di capitali), ma il solo possesso della qualifica di “I.A.P.”: di conseguenza, soltanto la perdita di tale qualifica può comportare la decadenza dall’agevolazione (non è un caso, forse, che questa sia l’unica causa di decadenza espressamente indicata agli artt. 1 e 2 del D. Lgs. n. 99/2004). Siamo consapevoli che a favore dell’opposta tesi vengono citate – anche da autorevole dottrina – ulteriori pronunce di legittimità, tra cui la recente ordinanza n. 3811/2017. Ci sembra però che tali pronunce non abbiano affrontato direttamente il problema, né abbiano enunciato dei chiari principi sul punto. La stessa ordinanza n. 3811/2017, appena citata, si è occupata della diversa questione dell’affitto temporaneo del fondo, affermando che quest’ultimo, anche alla luce dell’art. 11 del D. Lgs. n. 228/2001, comporta la decadenza ex art. 7 L. n. 604/1954 in quanto interrompe comunque la coltivazione diretta del terreno. Ma questa è una questione diversa dall’applicabilità o meno della decadenza de qua all’imprenditore agricolo professionale. Di certo, la stessa terminologia usata dalla sentenza non aiuta a far chiarezza, laddove il Supremo collegio riferisce i propri assunti alla “piccola proprietà contadina”, la quale, come abbiamo cercato di evidenziare, è cosa diversa dalla moderna imprenditoria agricola professionale.
Infine, ci sembrano interessanti alcune pronunce di legittimità nelle quali si evidenzia come le disposizioni della Legge n. 604/1954 non si estendano automaticamente all’imprenditore agricolo professionale, dovendosi prima verificare la loro compatibilità con questa nuova figura imprenditoriale. Con specifico riferimento alla coltivazione manuale della terra, il Supremo collegio ha affermato che tale requisito è incompatibile con la figura dell’imprenditore agricolo professionale. Più in generale, la Cassazione ha sottolineato che il decreto legislativo n. 99/2004 “(…) ha inteso riconoscere a favore dell’imprenditore agricolo professionale (I.A.P.) un’agevolazione del tutto nuova, differente da quella prevista a favore del coltivatore diretto, questa soltanto richiamata per dire ch’essa dà luogo alla riduzione d’aliquota ivi prevista, che ha la funzione di promuovere la nuova imprenditoria agricola: un’agevolazione che prescinde dai requisiti in precedenza da verificare (…)” (Cass. n. 16071/2013 e n. 19909/2016).
Per quanto sopra, ci pare che l’affitto del fondo da parte dell’imprenditore agricolo professionale, purché effettuato a scopo di coltivazione, non dovrebbe comportare la decadenza dalle agevolazioni fiscali, non potendosi applicare l’art. 7, co. 1, ultimo periodo, della Legge n. 604/1954 (cessazione della coltivazione diretta). La Cassazione più recente, però, la pensa diversamente. Non ci resta che auspicare, dunque, un cambio di rotta da parte del Supremo collegio.

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Comments (2)

  • Piero Giadrossi Reply

    Il mio vicino di casa ha acquistato 83 ettari di terreno, dei quali almeno 20 a vigneto.
    Io gli ho chiesto se posso mettere una siepe di alloro a 10 metri da casa mia (che ha pochissimo
    spazio esterno), senza pagare nulla, senza comodato, senza contratto.
    Si tratta di un pezzetto di meno di 1000 mq di una particella seminativa/ uliveto sulla quale non
    possono coltivare nulla.
    Mi ha risposto così:
    “Dunque per quanto riguarda la sua richiesta, dopo essermi adeguatamente informato, sono spiacente di comunicarle l’infattibilità della sua proposta.
    Questa non è dovuta nella maniera più assoluta ad una scelta personale quanto piuttosto al vincolo di non smembramento al quale siamo obbligatoriamente sottoposti per i successivi 5 anni a partire dall’acquisto(sett.2017).
    Infatti in fase di acquisto della proprietà Avanzati-Alì, essendo noi IAP (imprenditori agricoli professionali), ci fu riconosciuta un’agevolazione sulle tasse in cambio di un unico vincolo ferreo, appunto non smembrare l’azienda acquisita.
    Da ciò ne consegue che non sia lecito da parte nostra né vendere, né affittare, né dare in comodato d’uso, né stringere accordi scritti privati e né fare accordi verbali di nessun tipo; a sanzione di una di queste, l’Agenzia delle Entrate, si rivarrebbe della facoltà di recederci la somma risparmiata sulle tasse che ammonta a 800.000 €.
    A fronte di ciò comprenderà sicuramente la nostra intenzione a non voler venir meno a quanto impostoci, giustamente, dalla legge.
    Personalmente mi dispiace darle questa sfavorevole risposta ma è mio dovere specificare che da questo ne consegue che per i prossimi 5 anni non potrà ottenere né i 10 metri di particella, né l’utilizzo dell’oliveta adiacente.
    Non appena sarà scaduto il termine troveremo senz’ombra di dubbio l’accordo.
    Mi vorrei inoltre scusare se il Rag. Tanzini le abbia dato una falsa speranza ma comprenderà ,dalla somma in palio, che questa decisione contempli unicamente noi in quanto proprietà.”

    Vedete una via d’uscita che non leda i suoi diritti e che non metta a rischio l’agevolazione fiscale ottenuta?

    Grazie

    March 14, 2018 at 5:32 pm
    • Tutelatributaria Reply

      Buongiorno sig. Giadrossi,
      nel ringraziarla preliminarmente per aver visitato ed utilizzato il nostro sito, teniamo a far presente che trattasi di una richiesta molto specifica e che non riguarda in senso stretto il nostro commento; nonostante ciò, siamo a disposizione per fornire una eventuale consulenza presso i nostri uffici di Treviso e Oderzo.
      Un cordiale saluto.
      Massimo De Nardi e Alessandro Donadi

      March 15, 2018 at 10:57 am

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